Fiori, fuochi e santi

Feste popolari e religiose come espressione della cultura locale. Ogni anno anche in Alta Valle Bormida si rinnovano i riti e le celebrazioni che in alcuni casi sono reinterpretazioni di più antiche cerimonie pagane, e portano sempre con sé piccoli adattamenti locali che le rendono uniche. Fuochi, fiaccole è falò vibrano nelle notti d’estate in segno di festa e rinascita. Fiori sui selciati, frasche di faggio ai bordi delle processioni, infiorescenze di maggiociondolo appeso celebrano il Corpus Domini e richiamano più in generale alla nuova vita della primavera. Feste patronali nei borghi e paesi si rinnovano grazie all’impegno di volontari, associazioni e confraternite.

Sono tutte manifestazioni di una cultura popolare che ancora vive: l’albero della cuccagna trova forse le sue origini nella cultura celtica e sarebbe legato ai riti di fertilità propri delle popolazioni agricole; ruota attorno all’albero come simbolo di vita e abbondanza. A Riofreddo, in occasione dei festeggiamenti per San Rocco, ne vengono allestiti addirittura due: uno più alto per i grandi e l’altro per i più piccini. A Frassino, frazione di Calizzano, in occasione di San Bernardo resiste una variante del palo, disteso trasversalmente sull’aqua del bacino di raccolta che azionava la ruota della segheria adiacente: ogni partecipanti, anche chi riuscirà a prendere la bandierina sulla punta, è destinato ad un tuffo nelle fresche acque del “botazzo”.

A fine febbraio può ancora capitare di sentir “chiamare marzo” con corni o trombette costruite con il legno dei castagni selvatici, un’invocazione rivolta all’imminente stagione della rinascita.

A Riofreddo il giorno di capodanno i bambini camminano per le strade e le cascine con grosse borse o sacchi, bussano ancora alle porte chiedendo la “strenna”. Mandarini e frutta secca, caramelle e ciambelle con l’uovo sodo è quello che riceveranno in dono in uno dei tanti sacchetti già pronti che li attendono.

A Vetria, il giono di pasquetta, si goca a “paga l’oevu” – paga l’uovo. Vince chi riesce a collezionare il maggior numero di uova, raccolte poco prima nei pollai. I punti si contato su una pertica di nocciolo da cui vengono rimosse altrettante scaglie di legno.

Leggibili all’insegna della fede, dello spettacolo o del folklore, in ogni caso questi rituali ci regalano un ricco repertorio di fotogrammi in cui le stesse gestualità di sempre passano attraverso le mani e i volti delle generazioni che si susseguono. Lasciano immagini e sensazioni a cui non si può rimanere indifferenti, da seguire con gli occhi stupiti e aperti di chi arriva da lontano.

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